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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


5 maggio 2006

Il Pastore, i pastori

                      7 maggio 2006   quarta domenica di Pasqua
Vangelo  (Gv 10,11-18)

   In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.
   Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».

 Omelia

   Abbiamo spesso sentito parlare del “buon pastore” e spesso ci siamo chiesti se questa figura non sia ormai un pochettino obsoleta, fuori moda, in una civiltà come la nostra, dove il pastore ed il gregge sono figure da libri di lettura più che frutto di esperienza diretta; ci chiediamo se questa pagina di vangelo possa essere ancora attuale, possa ancora dirci qualche cosa.
  
Certamente Gesù era un grande comunicatore e parlava in un ambiente dove la figura del pastore e la presenza del gregge erano frequenti.
  
A noi interessa capire il rapporto che esisteva tra la figura del pastore biblico e il suo gregge, e chiederci perché Gesù si è rifatto a quell’immagine; e, una volta capita questa dimensione, allora possiamo capire che cosa Gesù intendeva dire al di là della struttura culturale da lui adottata. Noi sappiamo per esempio dal mondo biblico che il pastore è colui che cammina davanti al gregge, per saggiare il terreno; il terreno delle montagne della Giudea, che non sempre è consistente, alle volte è fragile, quindi può franare; e lui camminando davanti con un bastone saggia questo terreno, mentre le pecore gli vanno dietro quasi in fila indiana.
  
E poi il pastore ha una verga o vincastro con cui ogni tanto dà un colpettino alla pecora che lo segue, in modo che gli stia dietro, che non debordi a destra o a sinistra, ma segua proprio la via tracciata. C’è un salmo che dice “Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”: è un richiamo a questo costume del pastore, in cui il salmista immagina Dio come “il Signore, mio pastore”.
  
Perché Gesù si è paragonato al pastore? Perché è colui che guida le persone alla propria realizzazione. Come il pastore porta le pecore ai pascoli, all’acqua abbondante, così Gesù è colui che ci porta alla vera realizzazione di noi stessi, attraverso le mille strade della storia. L’importante è che noi manteniamo questo dialogo con lui, questa vicinanza, questo camminargli dietro.
  
Ora noi potremmo pensare che sarebbe molto facile, se qui in mezzo a noi ci fosse Gesù in carne ed ossa e ci dicesse: “Coraggio, io vi conosco tutti, voi conoscete me, e in questo rapporto di profonda conoscenza, di profonda intimità, possiamo davvero intraprendere l’avventura della realizzazione di ciascuno di noi”. Penso che saremmo tutti contenti e soddisfatti. Pensiamo però a questo semplice dato: la chiesa ci dice che quando la Scrittura viene proclamata durante la liturgia, non è questa o quella persona che leggono il testo, ma Dio si serve di questa o quella persona per proclamare la sua parola oggi, per noi, come fosse la prima volta. Non abbiamo una presenza immediata, ma mediata; ma è lui che proclama la sua parola, è lui che si fa presente in mezzo a noi in maniera viva, reale. E nella nostra vita attraverso le persone che ci fa incontrare, le situazioni che viviamo, è ancora lui che guida la nostra esistenza. L’importante è saper ascoltare questa parola, saper cogliere questa presenza, saper accorgerci che lui guida la nostra esistenza.
  
Ma se releghiamo Dio in una cassetta postale come quelle dei condomini - qui c’è la posta per Tizio, lì c’è la posta per Caio… - qui c’è la preoccupazione per il lavoro, lì per il divertimento, qui per la politica, lì c’è la preghiera che bisogna dare a Dio (e una volta accontentato basta così)… se facciamo della nostra vita un casellario e in una di queste caselle infiliamo Dio, è ovvio che l’immagine del pastore non ci tocca, né culturalmente né spiritualmente.
  
Se invece recuperiamo il valore dell’ascolto, se giochiamo la nostra esistenza sull’ascolto, che non è solo udire le parole del testo; se ascoltiamo questo Dio che ci parla attraverso la parola ispirata, che ci parla attraverso la sua presenza, che ci parla attraverso ciò che viviamo - non fuori da ciò che viviamo, ma dentro - allora comprendiamo che lui è il nostro pastore, è colui che ci guida, è colui che attraverso situazioni anche difficili ci porta comunque sempre alla nostra realizzazione.
   Viene da chiederci, a questo punto, qual è il bastone, qual è il vincastro con cui Dio ci guida su questa strada. Senz’altro ci sono tanti elementi di cui Dio si serve; ma c’è un elemento prezioso che Dio ha stabilito come strumento per giungere a noi ed è la figura del prete.
   Noi pretenderemmo che il prete sia sempre una persona equilibrata, di buona cultura, padrone di se stesso, sempre dialogante, sereno e capace di perdonare… Eppure, nessuno può pretendere di avere un prete diverso dai propri figli. Proviamo a chiederci se i nostri figli sono così.
   I nostri preti non vengono giù dal cielo già adulti ed impacchettati dentro alla loro missione. Vengono dalle nostre famiglie. Sono i nostri ragazzi di oggi, i preti di domani; e i preti di oggi e quelli di domani, si portano dietro la ricchezza e la povertà della famiglia di origine ma anche le ricchezze ed i condizionamenti della comunità in cui vivono. Se la giovane generazione fa fatica ad imitare la vecchia generazione sulla strada del disinteresse e dello spirito di sacrificio, chi l’ha educata così?
   Il prete che una comunità ha, è il tipo di figlio che una comunità educa. E se il prete è il pastore della parrocchia, i parrocchiani sono i pastori del prete. Educhiamo alla generosità; critichiamo, ma anche sosteniamo; troviamogli i difetti, ma anche incoraggiamolo e preghiamo per lui. Quando da un pozzo d’acqua si prosciuga tutto, il pozzo resta secco. Ma se questa persona che Dio ha scelto per vivere in mezzo alla gente, vive la stessa fede della gente, se crescono insieme, probabilmente si instaurerà un rapporto non di separazione e di critica costante, dove il prete non ha mai a fianco qualcuno che lo aiuti nel suo compito, ma ci troveremmo tutti ad essere chiesa credente, che cammina insieme, preti, laici, e, perché no, futuri preti, che abitano già le nostre famiglie, perché figli nostri. E’ un modo diverso di concepire questo pastore, di cui Gesù si serve ancora oggi per continuare la sua opera di grande Pastore, che conduce le persone alla propria realizzazione. 
                                                                                               
Un'omelia di autore davvero insolito è qui; è bella, vale la pena dare almeno un'occhiata




permalink | inviato da il 5/5/2006 alle 23:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


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